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SETTIMANA SANTA NEI CENTRI ORISTANESI

15 Dicembre 2012 Commenti chiusi

SETTIMANA SANTA NEI CENTRI ORISTANESI

Molto suggestive e di interesse internazionale sono le proces¬sioni della Settimana Santa, seguite da migliaia di fedeli che giun¬gono da ogni parte della Sardegna e del mondo. Le tradizionali manifestazioni religiose, alle quali partecipano, negli antichi costumi, le confraternite, rivestono grande interesse per il turista che può rendersi conto delle tradizioni religiose dei mesi di marzo e aprile, che sono avari di sagre popolari. Siamo in piena quaresima, quindi non è possibile effettuare manifesta¬zioni religiose in cui si possano ese¬guire balli e spettacoli folkloristici.
Quest’anno la Settimana Santa cade dopo la metà del mese di aprile e in molti centri oristanesi si apre con la processione dei Misteri, un rito anti¬chissimo, in cui si è inserita la tradizio¬ne catalana intorno al Quattrocento e poi quella castigliana nel Cinquecen¬to.
Anche nei piccoli e grandi centri dell’Oristanese si ripetono i riti sacri della Settimana Santa. Dopo qua-rant’anni di silenzio, qualche anno fa ad Oristano – Città ricca di storia e di arte, ad economia industriale, com¬merciale, e artigianale, capoluogo dal 1974 della provincia omonima, situata lungo la costa occidentale dell’Isola, sulla parte bassa della vallata del Tirso, con una popolazione, comprese le frazioni, di oltre 30.000 abitanti – è stato ripreso il dramma della Passione e della Resurrezione del Cristo. I riti santi sono pubblicamente esaltati dalle manifestazioni che ven¬gono organizzate dalle confraternite del Santissimo Nome di Gesù e del Santissimo Rosario.
Il Lunedì Santo ha luogo la proces¬sione dei Misteri che inizia alle 18 nella chiesa di San Martino. Le sette statue lignee, di antica fat¬tura, vengono portate dai confratelli del Santissimo Nome di Gesù e sostano nelle sette chiese dove si fa una breve meditazione. La processione percorre il viale San Martino e raggiunge la chie¬sa dei Cappuccini. Da qui, percorrendo la via Costa e il viale Indipendenza, giunge alla chiesa di Sant’Efisio. Quindi, per la via Vitto¬rio Veneto, piazza Indipendenza e via Mazzìni la processione raggiunge la chiesa di San Sebastiano.
Per la piazza Roma, la via Dritta e piazza Eleonora raggiunge poi la Cattedrale, dalla quale, per la via Emanuele ed il viale San Martino si torna alla chiesa di partenza, dove si ferma, per essere giunta alla fine. Al termine della celebrazione della mes¬sa in Coena Domini, del Giovedì San¬to, dalla chiesa dei Cappuccini prende le mosse la processione denominata Su Jesus, con una antica statua lignea di Gesù nell’orto e con quella della Ma¬donna Addolorata.
Il corteo, alla luce delle fiaccole, precedute dal lugubre rullare del tam¬buro, si snoda per tutte le strade della città e raggiunge la chiesa del Sacro Cuore, poi quella di Sant’Efisio, con lo stesso itinerario del Lunedi Santo. Quindi si porta alla chiesa di Santa Chiara e poi a quella di San Sebastiano. Raggiunge la chiesa di San Francesco e quindi la Cattedrale, per far ritorno alla chiesa dei Cappuccini verso le 23. Si approfitta della processione per la tradizionale visita ai sepolcri che si protrae sino a notte inoltrata.
Il Venerdì Santo è dedicato intera¬mente alla passione e morte di Gesù, e nel pomeriggio, alle 18, accompagna¬to dal canto della polifonica, dalla chie¬sa dei Cappuccini prende le mosse la processione de Sa Maria. I confratelli del Santo Nome di Gesù e quelli del Rosario portano a spalle il simulacro ligneo della Addolorata, in abito nero, passando per la via San Martino, la piazza Manno, la via Vittorio Emanuele e la piazza Duomo, sino alla cattedrale. Qui inizia la celebrazione della passione con la predicazione che presenta la fase de su scravamentu. Al termine della dolorosa rievocazione della deposizione del Cristo in croce, si svolge la processione de s’interna. I confratelli, preceduti dal rullare dei tamburi, illuminando le strade con le lanterne, portando a spalle la lettiga con la statua lignea del Cristo morto. La processione si conclude nella chiesa dei Cappuccini, dopo aver attraversato la piazza Eleonora, la via Dritta, la piazza Roma, la via Sa Portixedda, la via Vittorio Emanuele, la piazza Sant’Efisio, la via Amsicora, la via Aristana, la via Gioberti, la via Cagliari e il viale San Martino per giungere alla chiesa dei Cappuccini, dove la processione ha termine.
Di fronte all’Episcopio, nella piaz¬za Duomo, ha luogo la processione de s’incontru della Domenica di Resurre¬zione; s’incontrano il simulacro della Madonna e quello del Cristo Risorto, che partono dalla stessa chiesa di San Martino, trasportato dai confratelli, ri¬spettivamente del Santissimo Nome di Gesù e del Santissimo Rosario.
A Ghilarza, grosso centro posto al centro dell’Isola, situato nel Barigadu, tra l’altipiano di Abbasanta e il lago Omodeo, uno dei centri con un reddi¬to considerevole sul bestiame, sulla piccola industria e sulla produzione lattiero-casearia, a circa 130 chilometri da Cagliari e a una quarantina da Oristano, si rinnova la Settimana Santa tra antichi riti e usanze e con la celebrazio¬ne della Santa Messa in Coena Domini. La mattina del Venerdì Santo si svolge la tradizionale visita delle sette chiese, mentre nel pomeriggio vi è la rappresentazione scenica della Pas¬sione che si svolge in tre momenti: liturgia della parola, adorazione della croce e deposizione, il momento più suggestivo, e s’iscravamentu. Alla fine del rito, che si tiene nella parrocchia, si snoda per le vie del centro la processione con il Cristo morto. Nella suggestiva e maestosa basilica di Santa Giusta, centro costiero a due chilometri da Oristano, si svolge la rievocazione scenica popolare del dramma della croce e de su scravamentu, con gli attori che vestono abiti alla foggia del tempo. Il sacerdote fa inginocchiare presso la croce Giusep¬pe d’Arimatea, Nicodemo e i soldati, ai quali ordina di deporre il Cristo morto.
Quindi, Giuseppe toglie dal capo di Gesù la corona di spine, che viene posta sul capo della Madonna dalla Maddalena. Poi il sacerdote comanda a Giuseppe di levare il chiodo dalla mano destra del redentore e a Nicode¬mo quello dalla sua sinistra. In seguito i due personaggi tolgono i chiodi dai piedi del Cristo, il quale, liberato dalla croce, viene portato in processione nella lettiga, sa lettera, per le vie della cittadina. Anche a Santulus-surgiu, centro a 30 chilometri dal capo-luogo oristanese, il Venerdì Santo si celebra l’Ufficio delle tenebre, durante il quale ha luogo s’iscravamentu. Il sacerdote invita Nicodemo e Giusep¬pe d’Arimatea a schiodare dalla croce il Cristo. Vengono tolti i lunghi chiodi, che sono mostrati alla Madonna e ai presenti.
Mentre il Cristo viene schiodato e deposto nel sepolcro, il coro intona canti polivocali, tra i quali il Miserere ed ha inizio il corteo funebre che ac¬compagna il Cristo morto alla chiesa di Santa Maria degli Angeli, al lugubre suono delle “matraccas”. Ogni tanto la processione si arresta perché i cantori intonino altre laudi. Giunti alla chieset-ta, la funzione religiosa ha termine.
Sardegna magazine, aprile 1992

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