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Archivio Settembre 2013

STORIA E CULTURA SARDA -LA SARDEGNA SOTTO IL TIRO DELL’ARMATA FRANCESE. SBARCO A CARLOFORTE E A CAGLIARI – DI lUIGI sPANU

16 Settembre 2013 Commenti chiusi

Una squadra francese, al comando dell’ammiraglio La Touche Treville, comandante in seconda l’ammiraglio Laurent Jan François Truguet, completa di armati e di cannoni, partì da Ajaccio il 21 dicembre 1792 alla volta di Cagliari per occupare la Sardegna. Ma una tremenda bufera, tipo quella che aveva distrutto l’invincibile armata spagnola, rischia di gettare in secca la flotta nemica, che si disperse in vari porti del Tirreno e del Mediterraneo.
Parte della flotta, che aveva avuto tuttavia modo di fare una rapida apparizione nel golfo di Cagliari ai primi di gennaio del 1793, e si era poi rifugiata nella insenatura di Palmas (7 navi al comando dell’ammiraglio Truguet), decise, su suggerimento del console francese Pierre Guis, che aveva lasciato la capitale per trasferirsi a Carloforte, di impadronirsi della indifesa isola di San Pietro. L’8 gennaio questa venne facilmente occupata e, in segno di possesso, vi fu innalzato il fatidico albero col berretto frigio, venne rovesciata la statua di Carlo Emanuele III e le fu dato il nuovo nome di “isola della Libertà”.
Non soddisfatti, i francesi tentarono il 14 di impadronirsi della vicina isola di Sant’Antioco e della penisoletta di Santa Caterina. A difesa però stavano vigilanti oltre 3.000 armati sulcitani al comando del barone de la Rochette, maresciallo degli arcieri del Re piemontese e dei Dragoni di Sardegna, per cui l’iniziativa non ebbe il seguito sperato. Riunita nel frattempo e riordinata, la flotta francese si presentò il 22 gennaio nel porto di Cagliari e dal 26 gennaio al 15 febbraio bombardò la città. Furono lanciate su di essa 40.000 palle e 500 bombe, provocando nel complesso la morte di poche persone e producendo danni del tutto inadeguati a tale massa di fuoco. Vennero anche iniziati sbarchi di truppe nella spiaggia di Quartu e nella insenatura di Calamosca, a cui non arrise la fortuna ed il vento e furono soprattutto l’ardimento, l’eroismo e l’amor patrio dei Sardi a fare duramente fallire la spedizione francese, con gravi perdite in uomini e materiali per il nemico.
Il valore dei capi, per lo più improvvisati, non fu certo inferiore a quello dei soldati e dei volontari.
Fra essi meritano particolare menzione: l’avvocato Gerolamo Pitzolo, membro dello Stamento militare, che si era fino ad allora distinto solo per la sua eloquenza e la sua probità, ed aveva conosciuto per unica arma la spada dei suoi abiti civili: a lui, oltre a molti atti di valore, si deve la salvezza di Cagliari nella notte del 15 febbraio 1793; Vincenzo Sulis, capo popolo di cui poi divenne simbolo, di modesta condizione, ma di non modesto ardimento, coraggio e scaltrezza.
La notte dei 15 febbraio, i Francesi attaccarono in numero di 3.000 soldati il colle di Sant’Elia, uno dei capisaldi della difesa della città; a guardia stavano il Pitzolo con un numero minore di armati, che avevano già dato segni di sbandamento. Egli li rianimò, li riordinò in modo da prendere in una imboscata i nemici, e fece sì che essi vi incappassero e volgessero in fuga così rovinosa, che alla fine re- parti francesi combatterono tra di loro.
Alcune navi vennero affondate e la stessa ammiraglia subì gravi avarie; molti cannoni furono poi recuperati dalle navi arenate o incendiate, e ricco bottino fecero gli abitanti della zona. Il 26 febbraio, la flotta dell’ammiraglio Truguet lasciava le acque di Cagliari dimessa e malconcia. Non risulta chiaramente quando e quanti furono gli ulteriori tentativi fatti dai francesi, durante l’attacco alla capitale, o dopo che essi abbandonarono l’impresa, per impadronirsi di Sant’ Antioco. Chi parla di un attacco in data 17 gennaio al ponte di Santa Caterina, che unisce l’isoletta di Sant’Antioco alla terra ferma, (trasformandola perciò in una penisola), e che era difeso da un drappello di sette popolani iglesienti. Eroicamente, costoro resistettero e contrattaccarono, lasciando sul terreno quattro dei loro, ma infliggendo al nemico gravi perdite e volgendolo in fuga.
Luigi Spanu, 16 SETT.2013

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GESUITI IN SARDEGNA NEL PERIODO SPAGNOLO di Luigi Spanu

10 Settembre 2013 Commenti chiusi

Dal 1540 (data in cui Ignazio di Loyola si presentò al Papa Paolo III presentandogli un nuovo ordine religioso) fino al 1556 (anno della morte del fondatore) la Compagnia di Gesù si era estesa per tutto l’occidente europeo ed era giunta anche in altri continenti: America, Asia e Oceania.
Tre anni dopo, come si legge in “La Spagna in Sardegna” di Joaquín Arce (Cagliari 1982, a cura dell’autore di queste note), arrivarono in Sardegna i primi gesuiti. Fu il p. Lainez (successore di S. Ignazio come Generale dell’ordine), che ottenne l’approvazione apostolica per stabilire il primo collegio nell’isola; secondo le disposizioni avute, inviò nell’Isola, (tra i primi rappresentanti della Compagnia di Gesù), Francesco de Borja y Aragón (nobile spagnolo santificato qualche tempo dopo), del quale non si deve dimenticare che, come persona di fiducia di Carlo V, era stato a Cagliari nel 1535, al seguito dell’Imperatore.
Il primo collegio fu aperto a Sassari nel 1562, con professori inviati dalla Spagna grazie al legato di Alessio Fontana, illustre sassarese che si onorava dell’amicizia di Ignazio di Loyola. Due anni dopo, nel collegio di Santa Croce, in Cagliari, creato per interesse del catalano Baldassarre Pinna (dietro richiesta del viceré di Sardegna don Alvaro de Madrigal) e del cagliaritano Pietro Spiga (uno dei primi discepoli di Sant’Ignazio), i gesuiti iniziarono le lezioni di grammatica, dì teologia, di filosofia e di lettere umane. In Alghero si fondò, nel 1612, per la generosità del capitano Geronimo Ferrei, il Collegio, della Compagnia di Gesù annesso alla chiesa di S. Michele.

Gli ordini spagnoli fondati nei secoli XVI e XVII hanno immediata presenza nella capitale dell’isola. Il progresso sardo nel campo pura¬mente religioso, specialmente nella carità pubblica, e sotto l’aspetto culturale, deve molto all’attività di questi ordini. Grande fu, soprattutto, l’influsso dei gesuiti, che si dedicarono in modo molto attivo all’istruzione e alla predicazione e costituirono il più valido appoggio per i vescovi della Controriforma. Precisamente il già nominato Pietro Spiga, mentre frequentava le Università di Parigi e di Lovanio, fu tra i primi discepoli di Sant’Ignazio; a lui si deve la prima istituzione a Cagliari {e ne esisteva un’altra già a Sassari) quattordici anni dopo l’approvazione di Paolo III. del nuovo Ordine di Sant’Ignazio di Loyola.
Il ritardo culturale in cui la Sardegna giaceva subì una vigorosa reazione nei secoli XVI e XVII, dovuta fondamentalmente, tra altri stimoli, al lavoro svolto proprio da Gesuiti e da Scolopi.
Alla fine del secolo XVII Cagliari godeva di un’importante attività didattica, tenuto conto dell’epoca e dell’importanza della città. Secondo un cronista contemporaneo. Soto Real (Epitome de Cerdeña), c’erano, da allora, oltre l’Università, quattro collegi: la sede vescovile, la scuola del Municipio, la Compagnia dei Gesuiti (con quattro case) e la Scuo¬la Pia (con due); vale a dire che anche la Cattedrale ed il Municipio avevano scuole sotto il loro patrocinio, alle quali bisogna aggiungere, secondo il Soto Real, le quattro dei gesuiti (posteriormente furono cinque le istituzioni) e le due degli scolopi. In totale, otto centri pubblici dedicati all’insegnamento, più una Università generale, senza con¬tare i maestri dediti alle lezioni private, in una città già di circa 16.000 abitanti, nel 1678.
L’attività che i gesuiti svolsero nel campo della cultura fu considerevole. Le cinque istituzioni che loro tennero a Cagliari furono il Collegio di Santa Croce (istituito nel 1564 nel luogo dell’attuale Facoltà di Lettere Magistero); il Noviziato di San Michele, del 1572 (a fianco dell’attuale chiesa di S. Michele, converti¬to in ospedale militare nel 1848); la Casa Professa di Santa Teresa; il Seminario Cagliaritano (chiamato poi Collegio dei Nobili) e il Collegio delle Figlie della Provvidenza, fon¬dato dal gesuita p. Vassallo.
Nuovorientamenti, 30 settembre 2001

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Ricordo di mons. Luigi Cherchi – UNA VITA DEDICATA al ministero pastorale e alla divulgazione culturale di Luigi Spanuj

8 Settembre 2013 Commenti chiusi

Trent’anni fa (agosto 1983) il canonico capitolare Luigi Cherchi – col quale ho avuto una lunga frequentazione culturale – pubblicò l’interessante e importante volume (300 pagg.) “I Vescovi di Cagliari” (314-1983) – Note storiche e pastorali (ed. TEA) -. Lo dedicò agli arcivescovi Piovella, Botto, Baggio e Bonfigloli e avvertì che il libro non è la storia dei vescovi della diocesi: per scriverla adeguatamente ci vorrebbero svariati volumi. L’opera si articola in nove periodi e sono allegate le appendici: sinodi celebrati in Cagliari, parrocchie dell’archidiocesi al 1982; arcivescovi di vari ordini religiosi; vescovi oriundi; diocesi sarde nei secoli e visite ad limina degli arcivescovi.
Prima di questa prestigiosa pubblicazione, il Cherchi, che il 26 luglio 1936 venne ordinato sacerdote nella Chiesa di S .Anna dall’Arcivescovo Mons. Ernesto Maria Piovella (io ero giovane chierichetto), nel 1939 si laureò in Teologia nel Seminario di Cuglieri. Avvocato nel Tribunale Ecclesiastico Regionale della Sardegna, Cappellano militare, canonico teologale (Cattedrale di Cagliari). Iniziò l’attività pubblicistica con articoli di cultura religiosa nelle riviste Caralis Nostra (annuario diocesano: 1956/1977); Voce serafica della Sardegna (Devozionario Poetico sardo, 1987), dedicato ai sacerdoti perché custodiscano e fomentino la pietà popolare poetica, le sue tante ricerche sulla vita religiosa e sulle tradizione sarde; L’Eco di Bonaria, Orientamenti e NuovOrientamenti e Almanacco di Cagliari (1974-1984). Si dedicò anche nella pubblicazione di testi: Ore del giorno (1949), negli anni 1959-1960 e 1969; Presa di possesso del feudo di Villaspeciosa (1752) – Interessante l’aspetto religioso – (N. B. B.S. 1965/66 e 1959-1960 e 1969). Il sinodo di mons. Francesco Pérez, (N. B. B. S.), 1960; Il sacrificio della parola, 1970, Angoli paesani, 1976; Don Antonio Loi, sacerdote di Dio, 1976. Suor Maria Narcisa, 1977; La Madonna del Patrocinio e della Difesa, 1977; Ora parlo con mia madre, 1978, Dicius Sardus, 1978. La cappella di S. Barbara di Nicomedia nella Cattedrale di Cagliari, 1980; La parrocchia della medaglia miracolosa e Storia delle parrocchie della città di Cagliari, in “Sardegnavanti” (anni 1973/74); Notizie su S. Giorgio di Suelli, “Orientamenti”, maggio 1968; Lepanto (IV centenario), “Orientamenti” (ottobre 1971) e su G. Battista Madeddu, che ne scrisse un poema sardo.
Enorme la mole di documenti consultati in archivi cagliaritani e di autori citati, documenti più importanti della curia arcivescovile di Cagliari e 26 pagine di bibliografia. Nel 1987 pubblica Il paese di San Sperate e il suo patrono. Note storiche per ulteriori ricerche (È un omaggio al suo paese natale, in cui nacque nel 1910). Per far conoscere la nascita e la storia della parrocchia di Sant’Eusebio, ricordo un suo scritto, redatto in occasione del venticinquesimo anniversario (15/12/1983). Morì in Cagliari il 26 febbraio 1993 a causa di una grave malattia.
Concludo, facendo notare che il canonico, per sua volontà testamentaria, donò alla Facoltà Teologica della Sardegna la sua enorme biblioteca. Esiste, così, il Fondo Cherchi.
Luigi Spanu, 8 settembre 2013

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