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Archivio Aprile 2016

Maggio tragico in Sardegna nel 1906. Novantesimo anniversario della sollevazione operaia a Cagliari e in altre località della Sardegna

24 Aprile 2016 Commenti chiusi

Non si erano ancora gli echi delle tristi giornate sanguinose del settembre 1904 in Buggerru, quando la Sardegna si trovò a vivere un altro momento difficile: la popolazione soffriva la fame ed era stremata dalla lunga crisi economica. E sebbene i fatti sanguinosi della seconda metà del mese di maggio del 1906 siano ormai lontani, l’eco di quelle sollevazioni e del molto sangue versato resta, non solo nella memoria dei vecchi ma anche nella rievocazione degli avvenimenti. Poche le note nei giornali sardi, mentre i quotidiani peninsulari e internazionali si interessarono maggiormente con inviati speciali che riferivano telefonicamente ai loro giornali le vicende, apparse in prima pagina.
Le cause di questo generale disagio erano varie e abbracciavano tanto il campo agricolo quanto quello industriale. Le prime agitazioni si ebbero a Cagliari e trovarono il motivo nel rincaro dei viveri che metteva in condizioni di disagio la classe operaia e quella impiegatizia. Agitazioni si ebbero a Cagliari, a Sassari e ad Iglesias, promosse da impiegati statali che, a causa del maggior costo della vita, chiedevano una indennità di residenza.
I fatti tumultuosi, iniziati l’11maggio, presero una piega di sangue il 15 mattino, all’arrivo dell’impiegato per la riscossione delle tasse per i posti di vendita nel mercato cittadino cagliaritano. Ne nacque un parapiglia; la folla, adirata e respinta dalle forze dell’ordine, si recò alla Manifattura Tabacchi per chiedere aiuto alle sigaraie, che avevano saputo tener testa al sindaco Bacaredda, e per formare un corteo di protesta.
Nel primo pomeriggio i dimostranti, con le sigaraie in testa, si recarono alla stazione ferroviaria per impedire la partenza dei treni. I rivoltosi, però, respinti, si ricongiunsero con i manifestanti che scorrazzavano lungo la via Roma e ritornarono alla carica nei locali ferroviari. Dalla folla cominciavano a partire le prime sassaiole che colpirono alcuni soldati. Per il ferimento di un colonnello e di un capitano dei Carabinieri, la forza pubblica si vide costretta a fare uso delle armi; dopo una prima scarica, la folla terrorizzata si ritirò urlando e lasciando dietro di sé un morto e alcuni feriti. Contemporaneamente altri dimostranti avevano fatto saltare i cancelli della cinta daziaria e avevano buttato a mare i vagoni delle tranvie, mentre un centinaio di rivoltosi, recatisi nella vicina Quartu S. Elena, ne incendiarono la stazione.
L’eco degli avvenimenti arrivava in tutte le zone della Sardegna: il 18 e il 19 maggio insorse la popolazione di Villasimius, che tentò di assaltare l’esattoria, ma fu respinta dai soldati. Il 20 fu la popolazione di S.Vito, composta da pastori, contadini e artigiani, a sopraffare i carabinieri e ad occupare la caserma, il municipio e le scuole, e a dare alle fiamme gli archivi comunali. Il 19 e il 20 maggio gli abitanti di Macomer assalirono i caseifici e, il 21, i contadini di Usini dimostrarono davanti al municipio. Nello stesso giorno la cittadinanza di Olbia diede l’assalto ai caseifìci, mentre i pastori di Abbasanta protestavano perché non volevano pagare le tasse del bestiame.
La mattina del 20, sebbene di domenica, le strade del centro di Iglesias si affollarono di operai che chiedevano l’abolizione del dazio e del fuocativo. Col saccheggio e la devastazione dei negozi, un negoziante reagì e, dalla successiva sparatoria, caddero feriti due dimostranti. L’indomani, i dimostranti di Gonnesa fecero il giro delle miniere per chiedere aumenti salariali, subito accolti. Nel pomeriggio furono uccisi tre dimostranti e feriti una ventina, mentre un gruppo di minatori, portatisi a Nebida, saccheggiarono un bar e una cantina. I carabinieri aprirono il fuoco uccidendo due dimostranti e ferendone una quindicina.
A Villasalto, dove non si erano placati gli animi, il 27 maggio i carabinieri spararono sulla folla, uccidendo 5 contadini e ferendone dieci. A Bonorva, nello stesso giorno, un’im¬mensa folla che assalì alcuni caseifici, fu contrastata dalle forze dell’ordine. Anche a Cossoine i dimostranti assaltarono i caseifici ed il mercato pubblico devastandoli. Il mese si chiuse senza altri incidenti; agli eccidi seguirono pesanti repressioni, centinaia di arresti, processi interminabili e dure condanne.
Luigi Spanu
Nuovorientamenti, 19 maggio 1996

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